lampadario acustico
Nel 2006-2007 ho preso parte come collaboratore del Lae Group alla realizzazione di una particolare installazione chiamata “Lampadario Acustico”, collocata presso il Museo del Suono Riprodotto a Parma (per la precisione in Piazzale San Francesco presso l'ex chiesa S.Elisabetta).

Il Lampadario e` un array semisferico costituito da 228 altoparlanti suddivisi in 64 gruppi, e va inteso piu` come strumento musicale che come mero apparato per la riproduzione del suono. Progettato nella sua struttura da Paolo Martignon e Fons Adriaensen, il Lampadario e` essenzialmente di una applicazione della Wave Field Synthesis (una tecnica avanzata per la ricostruzione di un campo sonoro arbitrario utilizzando superfici ricoperte di altoparlanti o piu` comunemente array lineari), con due obiettivi fondamentali:
Focalizzazione acustica: il suono viene per l'appunto “focalizzato” in un punto, in modo tale che gli ascoltatori posti sotto al lampadario sentano provenire il suono da questo “fuoco”. All'esterno della cupola il suono viene percepito fortemente attenuato e genericamente proveniente da essa, nell'area di ascolto si ha una percezione assai nitida del suono come proveniente da un punto nello spazio sovrastante (non dagli altoparlanti).
Spazializzazione: il “fuoco” puo` essere spostato in tempo reale nello spazio sottostante la cupola, in tutte e 3 le dimensioni. Gli ascoltatori possono sentire il suono traslare, girare, salire, scendere ecc... Un numero variabile di sorgenti puo` essere spazializzato e mosso in maniera indipendente (tipicamente da 1 a 5).
Ecco la cupola vista da sotto:

Allestimento Software
In questo lavoro mi sono occupato (proprio io me medesimo Daniele Torelli, LOL) di preparare il computer dedicato che controlla il “Lampadario”, che viene messo a disposizione di compositori di musica contemporanea per sfruttarne le possibilita`. Si tratta di un comune personal computer, con un'ottima dotazione hardware complessiva, equipaggiato con una scheda audio RME Madi a 64 canali e con sistema operativo Debian GNU/Linux.
L'allestimento software permette ai compositori di muovere nello spazio un numero variabile di sorgenti sonore. Queste possono essere dei semplici file audio riprodotti o segnali di ingresso della scheda audio o comunque ogni tipo di sorgente software che possa utilizzare il server audio JACK. Il controllo della posizione di ogni sorgente viene effettuato in coordinate polari, e puo` essere effettuato:
Via Open Sound Control, spedendo 3 numeri “float” corrispondenti a raggio, elevazione, azimuth.
Via MIDI, attraverso i MIDI Control 100,101 e 102 corrispondenti a raggio, elevazione ed azimuth.
Tramite un plugin LADSPA “dummy” sviluppato sostanzialmente per poter sfruttare le comodissime automazioni di Ardour (in realta` non fa altro che spedire segnali OSC). Ecco qua sotto Ardour con il mio plugin che spazializza allegramente “Acroyear2” degli Autechre... si intravedono i tre parametri “R”, “Fi” e “Theta”.

Il sistema software si basa pesantemente su connessioni virtuali JACK (automatizzate da uno script di avvio del tutto poiche` presenti in un numero spropositato) ed e` strutturato grossomodo cosi`:

I vari blocchi “process” sono implementati dal programma “WFS_Focus”, appositamente sviluppato in C++. Si tratta di un client JACK ad un ingresso e 64 uscite che ha il compito di “spostare” il suono nello spazio in tempo reale. A valle di “Audio Out” e` presente anche uno stadio di filtraggio FIR effettuato tramite l'ottimo convolutore BruteFir (software libero come tutto il resto).
L'interfaccia grafica e` denominata WFS 3D View ed e` stata sviluppata in Python con librerie grafiche WX. Essa mostra in tempo reale la posizione nello spazio di tutte le sorgenti in maniera da avere un quadro visivo e in corordinate cartesiane della situazione (ecco uno screenshot):

Il tutto e` stato provato con gli slider di una comune tastiera MIDI (in particolare la mia), con sequencers (seq24) e con il plugin LADSPA WFS Control descritto poco sopra, utilizzato all'interno di Ardour per “implementare” tramite le automazioni la prima opera realizzata per il “Lampadario”, una composizione contemporanea di Martino Traversa.
Per completare il quadro del software usato va detto che le misure di risposta all'impulso necessarie per calibrare l'apparecchiatura sono state effettuate con l'ottimo programma libero Aliki di Fons Adriaensen, sempre su piattaforma GNU/Linux.
Nella sua attivita` di routine il lampadario sara` attivo durante tutto l'orario di apertura del museo mandando composizioni varie in loop, i visitatori potranno salire su una pedana fonoassorbente collocata sotto ad esso e sperimentarne gli effetti psicoacustici. Vi invito a visitarlo!!!
