non musica
Consigli per free audio software
Perche` Free
Avere un'idea, una bella idea, e` certamente un merito ma spesso e volentieri e` anche culo, bisogna dirlo. Ed e` meglio che la fortuna di uno possa diventare la fortuna di tutti, anche perche` in giro ce n'e` un gran bisogno.
Avere un'idea, un'idea utile, e` cosa rara e preziosa, ed e` piu` probabile che capiti a qualcun altro quando una moltitudine ne ha bisogno, piuttosto che il contrario. Per questo e` giusto che io possa sfruttare quell'idea, e quindi che questa venga messa a disposizione.
Avere un'idea, un'idea valida, e` qualcosa che probabilmente va al di la` del contesto nel quale essa e` stata concepita. Problemi analoghi si ripetono in svariati campi, ingegneri e ricercatori spesso devono perdere tempo per risolvere un problema gia` risolto in passato da qualche altro stronzetto che ha pensato bene di nascondere la soluzione trovata. In quel tempo potrebbero fare qualcosa di realmente utile per gli altri o per loro, o perche` no andare a spasso.
Avere un'idea, un'idea rivoluzionaria, non e` un buon motivo per arricchirsi senza far nulla mentre altri lavorano per guadagnare soldi per comprare il permesso di usare la tua idea. Questo dovrebbe essere impedito. Da chi? Dagli altri che lavorano... sono sicuramente di più, la maggioranza vince.
Avere un'idea e non farla conoscere in giro e` piuttosto deprimente. Viva il narcisismo, abbasso i soldi.
Avere un'idea puo` migliorare le cose, e se puo` farlo allora deve farlo.
Correre
Correre in macchina per molti non è neanche uno sport, ma per me è più sport di molti altri. Se fai atletica e vinci è così perchè ti sei allenato, perchè hai dato anima e corpo per arrivare a quel traguardo, perchè hai un bravo allenatore ma soprattutto perchè la natura ti ha dato un corpo con caratteristiche superiori alla media. Quest'ultimo aspetto può facilmente essere ricondotto alla parola “culo”. Degnissimo di ammirazione, per carità, ma pur sempre culo. Hai voglia ad allenare un obeso cronico a fare il salto con l'asta. Se fai uno sport di squadra come calcio o basket non basta avere grandi doti fisiche: serve anche avere sensibilità nel contatto con la palla, senso tattico, intelligenza, esperienza, in altre parole serve anche fare la cosa giusta al momento giusto. Ma se il corpo non è un granchè non c'è pezza, giocherai al campetto con gli amici. Se è buono invece potrai farci affidamento finchè l'età lo consentirà, e sarà una tua arma di prim'ordine. Correre in macchina è un'altra cosa. Per vincere devi solo fare la cosa giusta al momento giusto, si vince col cervello. E si perde col cervello, e ci si fa anche male, malissimo. Non solo: sopra il tuo corpo ce ne mettono un altro di metallo, plastica e fibre sintetiche varie, e non te lo da madre natura una volta per tutte bensì una casa costruttrice che lo cambia di anno in anno, di mese in mese, e non impari mai a conoscerlo del tutto. Per non dire che il “cervello” non è quello degli scacchi, quello ragionevole, no quella è la “mente”, il luogo dei pensieri profondi, della logica e dei sentimenti, la mente sana in corpo sano. La mente che trova la strada più breve per andare da A a B non è la stessa che cerca il modo più perversamente veloce per passarci 70 volte consecutive girando in tondo. Per quello c'è il “cervello”. Il cervello è quello fisico, quello molle fragile e umido che sta tra le orecchie e dietro gli occhi, quello che per primo rischia di rompersi, quello che dice al cacciatore di inseguire e alla preda di fuggire costi quel che costi. Il cervello è la sede della paura e dell'incoscienza, i due poli fondamentali del correre in macchina. Gia`, la paura. Mica la paura irrazionale, quella del buio o degli insetti, la paura con cognizione di causa. Gia`, perche` li sopra si muore e di brutto, e tutti lo sanno e tutti hanno visto quell'autentico film dell'orrore che e` stata la formula 1 nella sua storia. Peraltro singolare: tutto bene per i primi 3 anni poi un'autentica carneficina durata una ventina d'anni quindi un susseguirsi di momenti di calma apparente e drammatiche crisi di sicurezza, vedi 1980, 1982, 1994. L'incoscienza, dicevamo, e` solo con quella che si puo` superare questo genere di paure. E se vi chiedete perche` dico “incoscienza” e non “coraggio” guardatevi qualche intervista in cui un pilota vi spiega che rimanerci e` “parte del gioco”. Secondo voi sta realmente pensando a quello che dice? Ma mentre usiamo questo termine per certi versi sprezzante nei confronti dei piloti come di altre categorie di matti ci dimentichiamo spesso e volentieri che senza incoscienza non si va avanti. Perche` diciamolo, si puo` compromettere il proprio stato di salute sfracellandosi contro un muro ma anche buttando al vento le proprie risorse al servizio di un'azienda, rodendosi il fegato per i propri presunti insuccessi, dando l'anima per la causa di qualcun altro, fidandosi delle persone sbagliate o puntando sul sistema sbagliato. La societa` degli umani e` stracolma di paura ogni anno e ogni giorno di piu`, e le persone accumulano incoscienza in risposta a cio` e corrono, corrono, corrono senza mai alzare la testa, senza un circuito, fermandosi ai box di persone sconosciute per ripartire verso mille falsi traguardi dipinti per terra da chissa` chi, uscendo di strada senza nemmeno una tuta e un casco a proteggerli. Ci siamo tutti dentro. Basta pensare un attimo razionalmente ai meccanismi in atto nel mondo e a quanto siano grandi e incontrollabili, al comportamento nostro e dei nostri simili e ai mezzi che abbiamo a disposizione per renderci conto che ogni nostro successivo ritorno alla vita “normale” sara` per forza un atto di incoscienza tanto come quello di un pilota che sale in auto e va dopo aver visto le immagini di Bandini che brucia o Villeneuve che vola contro un palo legato ad un sedile. Le corse ci fanno vedere come siamo, con una differenza. Un pilota sotto sotto lo sa quello che fa, fuori dall'auto si rende conto della situazione e magari chiede migliori condizioni di sicurezza, migliori circuiti, parla con gli altri piloti, i meccanici, i manager, insomma un momento di pausa ce l'ha e puo` usarlo. Poi e` ben conscio che finira` e che lui tornera` in pista a prescindere dalle reali garanzie che ha perche` sa che dopo i primi 100 metri non pensera` piu` a nulla che non sia correre, che e` la cosa piu` bella del mondo. Anche per la gente comune vivere e` la cosa piu` bella, per questo tutti ci si tuffano a capofitto in maniera incosciente, e in fin dei conti e` giusto che sia cosi`. Ma per via di scendere ogni tanto dall'auto, come siamo messi?
Perche` Digitale
Non solo la totalita` del mondo ci surclassa, ma ogni sua minima parte che individuiamo, anche il piu` insignificante e comune degli oggetti, si rivela completamente inafferrabile per il nostro intelletto, incapace di fuoriuscire dai limiti ad esso assegnati. Cosi` non conosceremo mai tutte le infinitesime asperita` della superficie della piu` volgare delle pietre che calpestiamo, non ne coglieremo mai ogni minima sfumatura di colore in ogni istante al variare della luce incidente, o ogni suono che essa puo` emettere quando incontra una sua simile, o le forze che agiscono in essa, o la totalita` di cio` che le puo` accadere. Soprattutto, non sappiamo “dove” essa inizi e “dove” finisca, i nostri sensi arrivano ad un certo livello di dettaglio dopodiche` si arrendono, cosi` non possiamo neanche individuarla con precisione, farla emergere chiaramente dallo sfondo che la contiene per tentare, sia pure vanamente di coglierla nella sua totalita`
pero`
qualcuno in un tempo lontano si accorse che di quella pietra potevano bastare due o tre dettagli, se non altro per fracassare la testa di una preda. Con altri tre, o forse quattro, si poteva costruire un rifugio sicuro. Spesso questi dettagli si rivelavano modificabili con qualche accorgimento: la pietra di partenza non perdeva la sua natura ma funzionava eccome. Il mondo era pieno di roba inutile: l'era digitale aveva avuto inizio.
Cosi`, eliminando dettaglio dopo dettaglio, tutto poteva essere ricondotto ad una dimensione tranquilla, familiare, utilizzabile. Il mistero poteva essere rimosso. Il primo metro fu inventato, il secondo fu copiato da esso. Sono uguali, si diceva. Poi arrivo` qualcuno dalla vista piu` acuta, e disse che no, non erano proprio uguali, bisognava limare un po` il bordo... ecco cosi` va bene, adesso si` che sono uguali. Si sarebbe potuto obiettare che qualcuno dalla vista ancora piu` acuta avrebbe potuto dare una valutazione piu` precisa. Ma quel qualcuno dalla vista piu` acuta non c'era, e probabilmente non ci sarebbe stato. Il mondo era pronto ad essere tradotto in metri, centimetri, millimetri e poi grammi, volt, candele o che so io. Cosi` io sono alto un metro e settantasette, volendo si potrebbe essere piu` precisi e rendere conto dei millimetri, certo diventa un po' difficile da misurare bisogna che il metro stia bello dritto e poi devi aguzzare la vista per vedere dove finisce l'ultimo cocuzzolo della testa, ma supergiu` ci salti fuori. Poi se proprio vuoi si possono affinare le tecniche ed aggiungere cifre decimali che meglio rendano conto dei dettagli, la tecnica migliora e si va avanti all'infinito ad affettare il mondo per rendere conto di ogni sua sfumatura
...ma...
hey amico vai piano... non mi servono tutti quei numeracci. 1.775301284 metri? Ma che roba e`? Fermati ai centimetri che risparmi fatica. Basta che la casa stia in piedi, che la posta arrivi, che il capo non si lamenti... dopo tanto vale risparmiare tempo e denaro. Idea! Ok senti facciamo un accordo, fissiamo un numero di cifre cosi` tra l'altro se c'e` da scrivere incolonnato viene meglio. Anzi guarda usiamo questo aggeggio qua che lampeggia solo 4 numeri e un punto ma va piu` che bene
il resto non c'e`
il mondo si ferma al terzo decimale
o al sesto
o al decimo
comunque, si ferma.
Solo ora lo chiamano digitale. Una canzone: un intreccio inafferrabile di idee e casualita`, unico ed irripetibile. La stessa canzone: 24 tracce di strumenti di diverse tipologie che fanno capo ad un amalgama comune, al quale si suppone tornino dopo un processo di mixaggio che restituira` tre minuti e mezzo di suoni. Ancora la stessa canzone: una sequenza di una decina di milioni di numeri variabili da -1 a 1 con passi di 3.0518 per 10 alla meno 5. Ce ne stanno venti in un disco di plastica, e con esse faccio quello che voglio nei limiti di quello che credo di poter volere.
anche se
cosa c'e` dopo il sedicesimo bit? Cosa succede tra un 44ecentesimo di secondo e quello successivo? Non lo sapremo mai. Quello che ci perdiamo e` sempre piu` grande di noi, fin da quando decidemmo che quella si chiamava pietra, funzionava cosi` e grazie ad essa la caccia andava meglio. O da quando qualcuno, inventando la parola “io”, ci distinse dall'altro e tenne il battesimo dell'essere umano.
Veniamo da un chissenefrega, siamo digitali dalla A alla Z.
Consigli per free audio software: un po' di cose interessanti per Linux
Note generali: di programmi audio belli per linux ce ne sono assai, ma per onesta` bisogna dire che allo stato attuale delle cose utilizzarli richiede un minimo di sportivita`, non aspettatevi che funzioni tutto benissimo da subito specialmente se non ci sapete fare in generale col sistema. Detto questo, via coi consigli
Sara` un consiglio banale, ma Audacity (http://audacity.sourceforge.net) e` un gran bel programma. Si tratta di un editor audio multitraccia molto comodo ed intuitivo da usare, che permette di fare le piu` comuni operazioni di editing distruttivo e supporta tutta la marea di plugin LADSPA (vedi sotto), inoltre e' possibile agire graficamente in modo non distruttivo sull'inviluppo (comodissimo!) e sul tempo.
Per applicazioni realtime e` meglio avere un kernel con attivate le “realtime capabilites”, se non hai voglia di trafficare con queste cose ti conviene installare una DeMuDi (www.agnula.org) che e' una distribuzione orientata al multimedia con gia` tutte le sue cosine a posto.
Sempre per applicazioni in tempo reale e` bene utilizzare jack (http://jackit.sourceforge.net) , un potente server audio che permette di avere bassissimi tempi di latenza. L'utilizzo di jack risulta assai comodo tramite il front-end grafico qjacktl, che offre anche una comodissima patchbay virtuale audio e midi per connettere tra loro i programmi permettendo cosi` una sconfinata versatilita`.
Una volta messo su jack ci si puo` ampiamente sbizzarrire, io mi diverto con i seguenti programmi:
Rosegarden (www.rosegardenmusic.com) e` un promettentissimo multitraccia audio/midi che si integra alla perfezione con le funzionalita` di jack; fornisce la possibilita` di gestire al meglio la rete midi, di registrare le tracce midi ed editarle in maniera semplice ed intuitiva, di avere un ottimo editor di notazione, di registrare audio in multitraccia ed applicarvi effetti in realtime con supporto per i plugin LADSPA. Il tutto con un'interfaccia comoda ed intuitiva. Non mi sbilancio troppo nella descrizione perche` il progetto si evolve e migliora rapidamente.
Specimen (www.gazuga.net) e` un campionatore. I pregi sono che funziona bene, che e` semplice da usare e si integra ottimamente con jack. Il difetto principale e` che a tutt'oggi non esistono tool di conversione dagli altri formati di banchi di campioni a quello di specimen (peraltro la colpa e` degli altrui formati proprietari).
Beast (http://beast.gtk.org) e` un interessante tool per “costruire” synth ed effetti in maniera modulare, puo` essere usato sia per la sintesi sonora che per il sound processing con risultati assai validi.
Jack-rack (http://arb.bash.sh/~rah/software/jack-rack) e`un rack di effetti virtuale, che permette di costruirsi il proprio setup ed intervenire in tempo reale sui parametri. Attaccandolo alla patchbay virtuale di jack si possono effettare i vari flussi audio a piacere, il che puo` essere utile in abbinamento ad un campionatore, o per trasformare il vostro computer in un multieffetto per chitarra, voce o che so io.